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Storia di Sirignano

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La prima notizia certa di un centro abitato chiamato Sirignano risale agli inizi del sec. XII e precisamente al 1130, quando un certo Angelo chiamato Scambatus (forse perché privo di una gamba) donò un terreno al monastero di Montevergine.
Quel primo nucleo, sorto in seguito alla diaspora dei cittadini della vicina città di Avella a causa delle invasioni barbariche, era situato secondo una tradizione tramandatasi oralmente sino ad oggi, sulle pendici del vicino monte Campimma, nel luogo tuttora chiamato San Celiesto, a ricordo di un'antica chiesa dedicata a San Celeste, oggi scomparsa, ma ancora esistente nel 1310 allorché fu citata nel rendiconto delle decime riscosse dalla Santa Sede nella diocesi di Nola.
Fondata probabilmente da cittadini avellani, Sirignano rimase per molti secoli un «casale» (ossia una frazione) di Avella e fu quindi sottoposta ai feudatari che ressero quella baronia, tuttavia sin dal Trecento è attestata in territorio di Sirignano la presenza di un feudo, costituito da una vasta proprietà terriera, posseduto nel corso dei secoli da varie famiglie.
Nel 1614 il casale di Sirignano ottenne una prima forma di autonomia stipulando una convenzione con l'«università» (cioè il Comune) di Avella, in base alla quale i Sirignanesi cominciarono ad eleggere da sé i propri amministratori.
In età moderna il feudo sirignanese dai Fellecchia, passò «per matrimonio» prima agli Albertini di Cimitile e poi ai Caracciolo della Gioiosa che, dalla seconda metà del ‘600, ne detennero la proprietà per circa due secoli.
Con l'avvento dei Napoleonidi sul trono di Napoli e col conseguente riordinamento amministrativo, Sirignano nel 1806 troncò definitivamente il residuo legame con Avella e divenne comune autonomo, compreso nella provincia di Terra di Lavoro (l'attuale provincia di Caserta).
Dopo l’unità d’Italia il comune di Sirignano – con tutti i comuni del Baianese e del Vallo di Lauro – fu staccato dalla provincia di Terra di Lavoro e fu aggregato alla provincia di Principato Ultra, corrispondente all’attuale provincia di Avellino. In quel periodo Sirignano fu inoltre travagliato dal brigantaggio postunitario, con una serie di violenze e di gravi fatti di sangue.
Dopo i Caracciolo della Gioiosa, i beni dell’ex feudo di Sirignano passarono ad altri proprietari (fra i quali va ricordato Gaetano Di Grazia che fu anche sindaco di Sirignano dal 1864 al 1869), fino a quando, nel 1884, furono acquistati da Giuseppe Caravita, principe di Sirignano, il quale ricostruì l'antico palazzo feudale e portò nel paese un soffio di aria nuova ed una notevole serie di concrete e positive ricadute sia sul piano sociale che su quello economico.
La situazione economica complessiva rimase comunque caratterizzata da miseria ed arretratezza, sicché, soprattutto agli inizi del XX secolo, decine e decine di sirignanesi emigrarono alla volta degli Stati Uniti.
Ad aggravare la situazione socio-economica contribuì poi la Prima Guerra Mondiale, nella quale perirono inutilmente ben 14 giovani sirignanesi.
Una seconda ondata migratoria si è infine registrata negli anni fra il 1950 e il 1970, soprattutto verso Francia, Svizzera e Germania.

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